In Italia i politici non vogliono la libertà di stampa

Il potere dei mass-media, il cosiddetto “quarto potere”, è realmente indipendente? I giornalisti hanno la possibilità di esprimere un proprio giudizio su ciò che accade nella realtà circostante senza incorrere in forme di intimidazione? Le grandi testate giornalistiche (di proprietà di alcune famiglie italiane che influenzano l’economia e la politica del nostro Paese) hanno la possibilità di difendersi. Una multa di 30mila euro non intacca minimamente il loro bilancio, neanche  il pagamento di uno o più avvocati in caso di querele o citazioni civili che durano più di 2 anni. Ed i piccoli editori? Sono quelli meno tutelati. Non hanno le possibilità economiche per difendersi. Un processo può durare anche 10 anni (con tutte le relative spese) e può concludersi, nella migliore ipotesi, con una sentenza in cui il giudice dichiara l’insussistenza della richiesta di risarcimento danni. In tal caso vengono stabilite le spese processuali che devono essere pagate da chi ha intentato la causa e … niente altro. Il querelante non rischia nulla. Blocca la diffusione di una notizia, accusa ingiustamente un giornalista e il suo editore di diffamazione e poi … paga “quattro soldi” di spese processuali. Fortunatamente la Legge n. 69 del 2009 ha introdotto un comma importante nell’art. 96 (responsabilità aggravata): “… In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata …”. Il codice non stabilisce l’ammontare del risarcimento: deve essere valutato a discrezione del giudice. Solo il giudice, solo lui, può impedire che ci siano atti di intimidazione verso la libertà d’informazione, applicando sanzioni consistenti che siano proporzionate all’entità della richiesta di risarcimento.  Il giornalista deve essere punito in caso di malafede, altrimenti può bastare una rettifica nel giornale, avente la stessa visibilità dell’articolo diffamatorio.

Purtroppo il potere legislativo non soltanto non tutela i giornalisti dalle “facili” querele, ma conserva addirittura le norme giuridiche del periodo fascista che prevedono il carcere. Forse i piccoli giornali dovranno esprimersi con le “favole” allo stesso modo  dello scrittore Fedro durante il dominio dell’Impero Romano?  Oppure i giornali devono occuparsi della realtà senza alcun spirito critico e senza alcuna illusione di cambiamento della società? Oppure mettersi sotto “l’ala protettrice” del politico di turno?

Luca Faiulo

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