Concrezioni Barocche di Luigi Zocchi

CONCREZIONI BAROCCHE autoritratto 4 cm

Sabato 20 luglio 2013 alle ore 20 nell’ex Convento dei Teatini a Lecce ci sarà l’inaugurazione della mostra “Concrezioni Barocche” di Luigi Zocchi. L’esposizione sarà aperta al pubblico la mattina dalle ore 10 alle ore 13 e la sera dalle ore 17 alle ore 21.

Lo trovo lì. Nella sua casa. Ampi spazi, luminosissima, disseminata di tante e tali preziosità estetiche da farmi rivivere quasi, magicamente, la bellezza monumentale de La Capponcina. Quadri, sculture, oggetti d’arte ovunque. Lo stesso spazio non viene da me più percepito come cosa altra rispetto a ciò che contiene. Tutto mi parla d’arte. Tutto è arte. E la dimensione in cui io stesso mi trovo a muovermi è quella di una persistente, spettacolare istallazione artistica, fortemente carica di risonanza emozionale. Mi ritrovo così nell’opera d’arte che è il vissuto di Luigi Zocchi. Un vissuto “aperto”, mai uguale a se stesso, in cui viene meno anche la certezza del punto fisso determinato dalle stelle del firmamento. Il cielo di sempre, per come lo conosciamo visibile nelle notti stellate, scompare dalle tele di Zocchi, risucchiato da un vortice immaginifico di angeli fluttuanti sulle nuvole e di grovigli di fiori, volute ed altri elementi architettonici barocchi precipitanti dall’alto o assecondanti moti ascendenti o ruotanti. Un vortice che irrompe prepotente in uno spazio oltremodo dilatato dallo spericolato artificio di una pittura riaffiorante che si sovrappone e lo popola di figure moltiplicabili all’infinito. E la composizione si espande, liberamente attorno a questo vortice di fasto ed illusionismo e si apre all’oltre orizzonte faustiano di Zocchi, ora come sempre ribelle al suo tempo e alla cultura. Così, al suono de Il clavicembalo ben temperato, tutto si stratifica, ed il desiderio di stupire e divertire dell’Artista si trasforma in incrostazioni. Concrezioni. Concrezioni barocche. Un’ulteriore opportunità che Zocchi ci dà per abitare il suo spazio emotivo, partecipare della sua insolente creatività, condividere le sue estraneità logiche, corrispondere alle sue astrattezze concettuali, arrendersi all’Arte. Come? Lasciandoci appartenere -come altra decorazione- al suo spazio barocco.

 

Dario Massimiliano Vincenti

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