Attenti ai tuffi!

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Sono fra le maggiori cause di traumi che portano alla tetraplegia e all’annegamento. Lo Sportello dei Diritti invita a prestare la massima attenzione ed ai genitori di impedirli ai figli. Ed ai gestori di piscine pubbliche: occhio alle vostre responsabilità!

Registriamo, purtroppo, l’ennesimo dramma della notte delle stelle cadenti avvenuto nel Salento, ma tanti ne contano le cronache in tutta Italia in ogni stagione: un tuffo per la notte di San Lorenzo nelle acque basse e la fatalità colpisce una giovane donna di soli 33 anni costretta in rianimazione con tutta probabilità a causa delle lesioni riportate. Se si tratta di leggerezza, inesperienza o semplice fatalità non si sa ancora, ma anche questa volta un istante, un basso volo verso il blu si é trasformato in tragedia. Lo ripeteremo sino alla noia, perché quando ci si introduce in acqua sia che si tratti di mare, lago, fiume o piscina è sempre bene fare molta attenzione altrimenti si rischia di passare conseguenze gravissime se non letali. A porre la questione sul “rischio tuffi” è Giovanni D’Agata, presidente e fondatore dello “Sportello dei Diritti” che consiglia di non sottovalutare i rischi connessi, troppo spesso determinati da negligenze, imperizie, distrazioni, ma anche da un certo esibizionismo che ci fa trascurare le più elementari regole dell’approcciarsi ai liquidi.

Il problema essenziale é quindi anche di natura culturale ed educativo, perché sono soprattutto i giovani ad essere predisposti e a gareggiare in abilità quasi sfidandosi a chi salta dal punto più in alto o a chi riesce a fare le acrobazie più ardite senza alcuna preparazione tecnica se non quella accumulata con tentativi precedenti andati fortunatamente bene. Bene, perché troppo spesso si sottovaluta una questione fisica inoppugnabile: il pelo dell’acqua se non infranto rompendone preventivamente la tensione molecolare superficiale é un vero e proprio muro su cui ci si va a sbattere con conseguenze mai prevedibili che, come ripetuto, possono diventare drammi e portare sino alla tetraplegia e all’annegamento se si perde i sensi e si sta troppi istanti nell’acqua senza riprender fiato. É bene, infatti, per innalzare l’attenzione di tutti, alla luce dell’ultimo dramma estivo, ma anche di quanto accade nelle piscine pubbliche e private durante la stagione invernale, ricordare che i tuffi risultano statisticamente essere tra le cause principali di tetraplegia e di danni alla colonna vertebrale e che la sottovalutazione delle conseguenze é tra le principali cause di queste gravi lesioni tra i principianti e tra chi si improvvisa tuffatore. In ultimo, facciamo presente che i proprietari e i gestori delle piscine possono essere responsabili dei danni subiti dai bagnanti quando non gli informano correttamente e adeguatamente circa i pericoli conseguenti alla balneazione e quindi ai tuffi.

Giovanni D’Agata

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